NEUROLOGIA CLINICA-PER STUDENTI E MEDICI DI MEDICINA GENERALE

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Descrizione

Anno Pubblicazione: 2021

Editore: IDELSON-GNOCCHI

Autori: AA.VV.

ISBN: 9788879475532

Moriz Heinrich Romberg (1795-1873) fu autore del primo trattato sulle malattie del sistema nervoso, il Lehrbuch der Nervenkrankheiten. Il primo trattato italiano sarebbe apparso molti anni dopo, quando la necessità di separare il corpo disciplinare della clinica neurologica dalla clinica medica generale sarebbe stata riconosciuta in Italia. Quando nel 1936 fu data alla stampa la seconda edizione del Trattato di Medicina Interna, a cura di Angelo Ceconi, le malattie del sistema nervoso ebbero una posizione di grande rilievo con il loro peso culturale e operativo, occupando l’intero volume 5 e una parte del volume 6, ma continuarono ad essere parte di un trattato di medicina interna. Cosi come sarebbe accaduto alcuni anni dopo con la Medicina Interna di Carlo Gamna, il cui volume V, con una diversa grafica di stampa, fu opera di Nino Valobra e fu pubblicato nel 1955.
Meno di vent’anni tra il Trattato i di A. Ceconi e quello di C. Gamna, ma con il volume di Nino Valobra sulle malattie del sistema nervoso compare, anche se nel contesto della medicina interna, l’opera di un unico autore che richiama subito l’attenzione dei cultori della clinica delle malattie nervose e mentali tra i quali, allora giovanissimo c’ero anche io. In verità il Trattato delle Malattie Nervose di Mario Gozzano era stato anch’esso opera di un unico autore, non inserita in un trattato di medicina interna e la sua prima edizione nel 1946 aveva preceduto Valobra.
Poi la trattatistica italiana sulle malattie del sistema nervoso non si ferma, ma molte delle opere nascono per il contributo di più autori. Di queste opere non farò menzione, mentre mi chiedo ancora una volta dopo aver curato con Giuseppe Di Iorio una Neurologia clinica, che ha avuto la sua seconda edizione nel 2007, perché ho voluto dar vita a una sintesi dottrinaria sulle malattie del sistema nervoso. La risposta che ripropongo vale per me e per tutti coloro che decidono di lasciare una testimonianza non parcellare del proprio vissuto rispetto all’intero corpo dottrinario, alla cui crescita si sono dedicati nel corso della loro vita. Così è accaduto per Paolo Barone e Ubaldo Bonuccelli, curatori dell’ultima Neurologia clinica. Essi e tutti gli autori che hanno dato il loro contributo all’opera non richiedono alcuna presentazione da parte mia, ma tutti meritano il plauso per un volume, che esprime al tempo stesso: 1. una specifica concezione della neurologia clinica; e 2. il proposito di non disperdere un’esperienza vissuta sul malato, proposito che richiama alla memoria un’affermazione di Augusto Murri su Antonio Cardarelli: “gli altri raccontano quello che sanno, Cardarelli quello che vede”. Il riferimento di Murri era alla semeiotica clinica raffinatissima di Antonio Cardarelli in un’epoca in cui la semeiotica strumentale era ancora ai suoi inizi. Il qr code utilizzato nell’opera di Barone e Bonuccelli converte nozioni codificate in vivide dimostrazioni semeiotiche a distanza.
Ma qual è la concezione della neurologia clinica di Paolo Barone e Ubaldo Bonuccelli? Vi sono alcuni capitoli del volume, che trae non poco vantaggio dall’essere stato curato nella stampa da una casa editrice di classe come la Idelson, che servono a dare risposta al quesito. Cito proprio e solo a questo scopo alcuni capitoli perché tutti gli altri non sono di minor pregio, essendo stato ognuno di essi affidato a chi ha coltivato in quell’area la propria attività di ricerca. La ricerca vera, che è quella che non ripete il già noto ma promuove per la prima volta altra conoscenza, rappresenta un plus insostituibile quando chi si è dedicato alla ricerca in una particolare area ne propone una sintesi elaborata, e proprio perciò inevitabilmente ripetitiva, ma solo per quella parte che è codificata da tempo ed è perciò già storia.
Ho divagato ma ritorno ora ai quattro capitoli, cui facevo cenno prima, per utilizzarli come chiavi per accedere alla concezione della neurologia che contrassegna quest’opera. Non lo farò nell’ordine che essi hanno nel volume.
V’è un capitolo sulla neurobiologia che per la sua stessa presenza dice che Paolo Barone e Ubaldo Bonuccelli ritengono che un clinico neurologo non può essere tale se non conosce, almeno nelle sue linee essenziali, la basic neurology. Il capitolo sulla neuropsicologia clinica vuol dire che un clinico neurologo non può prescindere dalla sua conoscenza, riportando con forza alla neurologia un contenuto disciplinare di cui i geriatri hanno tentato di appropriarsi solo sulla base dell’età presenile o senile di gran parte dei dementi, con inevitabili e manifesti errori. Un capitolo dedicato alla neurologia d’urgenza era imperativo; per molti anni i neurologi non le hanno dedicato l’attenzione che essa meritava, coltivando soprattutto lo studio delle malattie degenerative, acquisendo cosi la figura prestigiosa ma in fondo riduttiva dello studioso delle malattie senza cura. Il clinico neurologo di oggi, come dimostra il capitolo citato, è invece anche un componente essenziale nella diagnostica del dipartimento di urgenza di qualunque ospedale. Il capitolo 20, ultimo del volume, tratta della neuroriabilitazione. Esso, come gli altri citati per il loro significato simbolico, dice che Paolo Barone e Ubaldo Bonuccelli, guardano alla riabilitazione come parte essenziale delle cure per il paziente neurologico. Ancora una volta emerge la figura di un clinico neurologo, che sa di neurobiologia, neuropsicologia clinica, neurologia d’urgenza, neuroriabilitazione e infine, come dimostra il capitolo 19, di neuropsichiatria. V’è stata in questo caso un’inevitabile selezione degli argomenti trattati, ma v’è una valenza concettuale del capitolo in sé, molto più rilevante della selezione degli argomenti. Il capitolo dice che v’è una parte non minore della neurologia clinica che è neuropsichiatria. Malgrado la divisione realizzata in termini normativi ai fini didattici nel 1976 tra neurologia e psichiatria, il clinico neurologo attuale non può dimenticare figure storiche come quella del promotore della nascita della Società Italiana di Neurologia nel 1907, Leonardo Bianchi, professore di clinica psichiatrica che acquisì poi il titolo di professore di Clinica delle malattie nervose e mentali, e di cui proprio la Idelson pubblicò per la prima volta nel 1924 il Trattato di Psichiatria.
Tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla stesura di quest’opera dedicata ai cultori più giovani della disciplina hanno tratto, dall’incontro ideale con essi impegnati nella lettura del volume, quell’entusiasmo che proprio Leonardo Bianchi nella sua ultima lezione intitolata “Elogio della vecchiaia” affermava di ritrovare nell’incontro con i giovani:” Noi fummo e siamo entusiasti della giovinezza.
Essa non rare volte ha incitato il mio pensiero; essa ha rinverdito, con frutti primaverili, anno per anno, la mia esistenza”.
Quest’entusiasmo, che nasce dall’incontro con i giovani e che ho provato tante volte durante la mia vita non breve, è stato certamente il terzo e non ultimo motivo dell’impegno che ha generato contributi di grande qualità alla promozione delle conoscenze sulla neurologia in Italia.

Da 67,00 a 63,55

 

 

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